Oggi, comincio ad abitare la mia terza casa tra l'ultimo anno. Ma comincio con incertezza. La incertezza di non sapere se questa casa diventerà nel mio home. Ho deciso di fare questo post in italiano per diverse ragioni. Uno, è una chiara metafora di quello che devo fare adesso: reimparare tutto quello che dava per capito, per scontato. Ricominciare da capo, come si fosse un bambino, imparare come parlare, cosa devo dire, come si beve il caffè della mattina da solo, chi sono quando nessuno mi vede, con quanta fretta vado quando nessuno mi aspetta, e tutte una serie de cose prima accadevano come in secondo piano, come il rumore della brezza, oppure il crepuscolo, e come tutte delle cose meravigliosi che Dio ha messo li, in fronte a me, senza nessuno sforzo.
Come con il italiano, faró tantissimi errori, sbaglieró fino alla stanchezza e dirò delle cose senza senso, e mi accadrà anche di credere che capisco, quando non capisco niente, e di credere che ho detto una cosa ed avere detto qualcosa diversa.
Devo adesso reimparare tutto como un bambino, aspetto che come il bambino che ero, e non come il bambino che sono, un bambino che non le piace la solitudine e cui abitudini di vita si hanno visto completamente distrutti, cui papille gustative si incontrano spenti e che vive sistematicamente sette giorno lunedì.
Sopra il mobile della terrazza, c'è un libro, si chiama Il Fuggiasco, lo ho comprato mesi fa, per praticare il mio italiano senza sapere che sarebbe misteriosamente premonitore e che io mi renderebbe latitante anche, latitante di miei ricordi, latitanti di miei pensieri, e latitante della mia propria vita.
Spero almeno, che questa storia finisca nello stesso modo del libro, essendo non più un fuggiasco ed avendo una storia che raccontare.